lunedì 14 dicembre 2009

C'era una volta a .... POSITANO


ESSAD BEY IL MISTERO CONTINUA

Di Romolo Ercolino.


Nel cimitero di Positano, tra le sepolture di tanti illustri personaggi ve n’è una rivolta verso La Mecca e sormontata da una stele con turbante su cui vi è incisa, in arabo, il primo versetto della prima Sura del Corano:
-In nome di Allah clemente e misericordioso, e poi
sia accolta l’anima di Essad Bey nato a Baku il 20 ottobre 1905 e morto a Positano il 27 agosto 1942.
Essad Bey, l’unico musulmano sepolto nel nostro cimitero, pur essendo un noto scrittore e giornalista fu e restò, anche dopo la sua morte, una figura enigmatica circondata da un alone di misteri sulla sua nascita, sulla sua nazionalità e sulla sua religione.
Alla luce degli ultimi documenti rinvenuti ultimamente a Kiev, atto di nascita e documenti conservati presso la sinagoga della città, risulta che il suo vero nome non era Essad Bey ma Lev Abramovic Nussimbaum, nato a Kiev il 24 ottobre 1905 da Abramo Nussimbaum e da Bassia Dosidovna. registro n° 684, parag. 1184 lista n°1 cal. 473 pag. 635.

La tomba di Essad Bey nel cimitero di Positano rivolta verso oriente.

Tutto da vagliare e da verificare attentamente perché le notizie sopra riportate possono essere imprecise in qualche loro parte perché dettatemi per telefono da Monaco da un’amica grande appassionata di Essad Bey.
Perché Essad Bey e perché la sua venuta a Positano?
Il breve intervallo tra le due sanguinose guerre mondiali vide un nuovo assetto geopolitico e, in molti paesi europei, la nascita di totalitarismi che diedero vita a esodi forzati di intere popolazioni e, più tardi, all’espulsione di tanti altri intellettuali sia dalla Russia, famosa fu La nave dei filosofi, così detta perché trasferì in occidente artisti ed intellettuali russi invisi al regime, che dalla Germania da dove furono fuggirono artisti, intellettuali ed ebrei che non condividevano le idee, le direttive e i metodi di governo del nuovo regime nazista.


Positano fotografata da Giulio Rispoli in quegli anni.


Alcuni di questi approdarono a Positano, allora piccolo borgo di pescatori e contadini, difficile da raggiungere e semi abbandonato da più di un terzo dei suoi abitanti emigrati verso l’America grazie ai piemontesi, così erano definiti quelli del nord che avevano occupato il Regno delle due Sicilie e vessate le popolazioni con assurdi balzelli.
Qui, attratti dalla bellezza del paesaggio ancora selvaggio, che ispirò moltissimi artisti ed intellettuali, dalla dolcezza del clima, e dalla cordialità mai invadente della popolazione locale, si formò una colonia cosmopolita di rifugiati politici provenienti da molti paesi europei che, pur parlando idiomi diversi, furono uniti dall’insopportabile pena dell’esilio e dalla mancanza di prospettive per un domani migliore. Nei momenti di maggiore difficoltà e di pericolo, questi esuli poterono fare affidamento sull’aiuto e sulla solidarietà dei positanesi che non fecero mai distinzione di nazionalità, razza o religione.
Valga per tutti l testimonianza di una grande artista rifugiatasi a Positano; Irene Kowaliska: Positano fu un asilo per ebrei e rifugiati politici di paesi che man mano venivano occupati nella guerra dalle truppe naziste: uno dei grandi valori degli italiani fu individuare la misura dell’esistenza nel cuore umano.
Ci sono due ragioni nel fascino di Positano di quel tempo:una è rintracciabile nella grande bellezza di questo paese di sogno, pieno di scale e di case molto semplici e con quattro alberghetti molto modesti:era un vero rifugio alla fine del mondo . Questo sentimento di lontananza spiega la bellezza del paese che ispirava gli artisti unita alla gentilezza, alla bontà, generosità della popolazione. Positano era essere lontani dal mondo, in un certo senso era un nascondiglio. Ricordo per tutte la figura di “Palatone” il padrone del negozio principale di alimentari di Positano. Egli si chiamava in realtà Cinque (Giuseppe), aveva tanti figli ed era buonissimo come il pane napoletano col quale era stato soprannominato. Buono come un palatone di pane dava credito a tutti. Quando è finita la seconda guerra avevo 113mila lire di debito, una fortuna! Avevamo mangiato per anni a credito di Palatone e non pensavo di poter restituire il dovuto: fu un grande momento quando arrivarono i soldi che avevamo depositato in Svizzera e potei andare da Palatone e “spandere” sul suo bancone di vendita il debito contratto. Ma molti non hanno potuto pagare e lui ha accettato così.
Essad Bey vi approdò nel 1938, espulso dalla Svizzera e già affetto dal morbo di Raynaud, allora male incurabile.
Dai pochissimi documenti ufficiali, dalla sua autobiografia in Petrolio e sangue in Oriente, e dalla breve biografia scritta dopo la sua morte dal cugino(?) Jamil Vacca Mazara, altro enigmatico personaggio, si sapeva che, ufficialmente, era nato a Baku il 20 ottobre del 1905 da una nobile e ricca famiglia azera; figlio di Abramo Nussimbaum, proprietario di ricchi giacimenti di petrolio e di una russa bolscevica, morta suicida pochi anni dopo la sua nascita, della quale non conservò quasi nessun ricordo. In verità egli dice nelle sue memorie di essere nato su un treno che dall’Europa andava in Asia. Forse sull’Orient Espress.
In fuga da Baku dopo l’occupazione sovietica dell’Azerbaijan, insieme al padre si rifugiarono prima in Turchia a Costantinopoli da dove passarono in Italia, poi a Parigi ed infine a Berlino, dove studiò e pubblicò i suoi primi libri di carattere politico che riscossero un immediato e grande successo per gli argomenti politici trattati, come le biografie Lenin, Stalin, Maometto e Petrolio e sangue in Oriente, tornati oggi di grande attualità, ed i romanzi Ali e Nino e La Ragazza del Corno D’oro, che, con altre opere e articoli, gli valsero importanti riconoscimenti internazionali. Il suo successo non mancò di destare l’invidia e la gelosia di autori tedeschi che non esitarono a denunciarlo come ebreo e a farlo espellere dall’associazione degli scrittori tedeschi, (in Germania vigevano già le leggi razziali). Costretto a lasciare Berlino si trasferì in America dopo il suo matrimonio con un’americana dalla quale divorziò nel 1937 tornando poi in Europa. Era a Vienna durante l’annessione dell’Austria e poco dopo sentendosi in pericolo passò in Svizzera da dove venne espulso nonostante fosse ferito ad un piede e già affetto dal morbo che nel giro di quattro anni lo condurrà alla fine.
Il suo medico curante gli aveva consigliato un clima più caldo ed asciutto per curarsi, così seguendo quel filo invisibile che univa e guidava i profughi in fuga alla ricerca di un asilo, giunse a Positano anche lui come molti prima di lui.
All’inizio del suo soggiorno a Positano poté vivere di suo, aveva con se un libretto postale con tremila lire, cifra notevole per quei tempi, poi, quando i suoi editori con la scusa della guerra, smisero d’inviargli il danaro dovutogli per i diritti d’autore, fu costretto a chiedere aiuto ai nuovi amici positanesi che non mancarono di provvedere, come facevano con tanti altri esuli, al suo mantenimento e, insieme alle autorità locali, alle costosissime medicine, morfina in particolare, non sempre disponibile per lo stato di guerra, di cui aveva estremo bisogno per alleviare i dolori causati dal morbo che lentamente ma inesorabilmente lo stava distruggendo. Morì il 27 agosto del 1942 a soli 37 anni d’età. Per sua espressa volontà fu sepolto rivolto verso La Mecca avendo come guanciale il Corano.
Un altro esule tedesco, il famoso poeta Armin Teophil Wegner che a Positano viveva con la grande artista polacca Irene Kovaliska, madre della moda Positano, espresse su di lui questo duro giudizio: ha amato giocare da commediante con se e con gli altri fino alla morte.

Irene kovaliska con suo marito Armin Teophil Wegner.(foto di Wilfried Bauer dal libro Dier verbrannten Dicheter di Jurgen Serke)

Cosa spingeva Wegner ad esprimere un così severo giudizio su di un altro compagno di sventura? Cosa sapeva in più degli altri del passato oscuro di questo personaggio che le traversie della vita avevano costretto a vagare per mezza Europa?
Essad Bey era ebreo di nascita e ad Istambul, durante la sua fuga da Baku, decise di convertirsi all’Islam, cosa che fece, ufficialmente, all’ambasciata turca durante il suo soggiorno a Berlino. In quella occasione cambiò anche il suo nome Lev Abramovic Nussimbaum in Essad Bey. Essad Bey ritratto da Stefan Andres nel 1940.

(I nomi Lev ed Assad, nelle loro rispettive lingue, ebraico e arabo, significano leone). Con questa sua nuova identità firmò le sue opere più importanti che lo fecero conoscere ed apprezzare in tutto il mondo. Aver trascorso l’infanzia ed i primi anni della gioventù in Azerbaijan, paese musulmano, influì sulla sua formazione culturale e sulle sue convinzioni religiose, la conoscenza più approfondita dell’Islam fece sì che i punti in comune delle due religioni Ebraismo ed Islam, nate dallo stesso ceppo, si fondessero in lui dando vita a quell’Orientalismo di cui parla anche Tom Reiss nel suo libro biografico su Essad Bey: L’orientalista. Fu forse questa visione più aperta ed universale della religione ad alienargli la stima e la simpatia degli altri esuli ebrei, più ligi ai dettami religiosi?

Essad Bey raffigurato nella copertina del libro "The Orientalist" di Tom Reiss.

I documenti rinvenuti a Kiev hanno un diverso valore per gli storici perché aggiungono un nuovo tassello alla soluzione del mistero Essad Bey, ma per i positanesi e per tutti coloro che aiutarono, a rischio della propria vita, tanti esuli, questi argomenti furono allora e sono ancora oggi, di scarsissima o nessuna importanza. Ebreo o musulmano, turco o azero, russo o ucraino, Essad Bey o Lev Abramovic Nussimbaum o Kurban Said fu solo uno dei tanti naufraghi in cerca di salvezza in un mare tempestoso in un mondo sconvolto da un uragano di guerre fratricide. Per lui, come per tanti altri esuli di quel triste periodo, Positano fu un rifugio sicuro. Fu un uomo in fuga dal mondo reale e, costretto a vagare di paese in paese, divenne cittadino di una più grande nazione con confini ben precisi e delimitati, il mondo.
A parer mio e di tutta Positano, le ultime scoperte sulla sua nascita e sulle sue origini sono solo un valore aggiunto alla sua alla sua grandezza e alla sua universalità. Auguriamoci che ora venga, finalmente lasciato riposare in pace.

Romolo Ercolino
Roma 11. 11. ‘09

Le parti in corsivo sono tratte dal libro: Irene Kowaliska Un’artista una donna un mito di E. Alamaro e F. Donato
massimo capodanno & francesca sorrentino

2 commenti:

angelica d'urso ha detto...

che bello quest'articolo...mi piacciono moltissimo i libri di Essad Bey, consiglio a tutti di leggerli, dopotutto è anche un pezzo di storia positanese.

Anna ha detto...

Grande come sempre Max....bellisimo articolo ,complimenti davvero !