Tre le sono le cose che
difficilmente riusciamo a condividere con i giapponesi, tirare su col naso senza soffiarselo,
trascinare i talloni a terra camminando e succhiare gli udon molto rumorosamente.
Certo che, loro in compenso, riuscirebbero a condividere ben poco delle nostre
abitudini igieniche. Ciò che sconvolge della metropoli Tokyo è la pulizia, una
pulizia che anche il più ipocondriaco di noi davvero difficilmente riesce a concepire. Avevo strabuzzato gli
occhi quando a Bergamo un po’ di anni fa avevo visto addetti alle pulizie
lucidare la punta dei palazzi in previsione della visita in città del
Presidente della Repubblica. Ecco, in effetti, la pulizia di Tokyo è molto
bergamasca. Il rigore con cui vengono tenute le strade è qualcosa di accecante
per un italiano, se poi questo italiano è del sud, è addirittura inconcepibile.

Ho visto addette lucidare i
corrimano delle scale mobili, addetti raccogliere peluzzi con scopa e paletta sotto le metropolitane. Non una cicca a terra, è vietatissimo fumare
dovunque, se non in gabbie apposite per appestati ,diligentemente protette e
sistemate gli angoli di alcune strade soltanto, non molte le gabbie, non ad
ogni angolo. I segnali di divieto di fumo si susseguono (pulitissimi) quasi ad
ogni passo del vostro cammino, per terra, casomai vi foste dimenticati che per
la strada non si fuma. I palazzi altissimi e lineari o le casette minuscole che li affiancano in una armonia quasi
incomprensibile, sono tutti lindi quasi a specchio. Così ogni pianta, ogni
albero, ogni cespuglio è potato a dovere e senza l’ombra di erbacce intorno. I
sedili dei mezzi pubblici non luccicano perché sono di stoffa, imbottiti e non
presentano neanche uno strappo, neanche un buchetto, neanche una smagliatura,
neanche una macchia. La raccolta della spazzatura è di una efficienza super
ossessiva, guai a sbagliare giorno o sacchetto in cui imbustare il materiale
pulitissimo che esce dalle vostre case, vi troverete scritte in giapponese che
vi ricordano l’errore compiuto fino al giorno esatto della raccolta.


Quando sfrecciano per e strade, le autoambulanze sono precedute da
altoparlanti a volume altissimo che si scusano, vi pregano di farvi da parte e
ringraziano. Arigatou-goizaimasu cioè grazie, è un canto continuo che vi insegue fin fuori
la porta dei negozi, arigatou-gazaimasu nei bar, nei ristoranti, dovunque due
persone si sfiorino e per qualsiasi motivo, lo urla a squarciagola la polizia,
per farsi largo, con gli altoparlanti e i vigili del fuoco a sirene
spiegate. Lo dicono gli addetti nelle
metropolitane dove vi siano dei lavori e il percorso non del tutto agevole,
schierati in fila vi spiegano come e dove camminare e arigato-goisasmasu. Senti
dire e dici durante il giorno talmente tante volte grazie e da talmente tante
persone che ti viene in mente con in senso di raccapriccio, il tuo grazie
forzato detto per ingraziarti qualcuno che ti ha fatto un favore.

Sì, siamo diversissimi, loro in
verità si ritengono un po’ diversissimi anche da tutti gli altri orientali e in
effetti lo sono. Un popolo incredibile, dove puoi camminare per la strada senza
un soldo e nonostante ciò emani dalla tua allure, nessuno farà mai la
differenza. Certo le differenze ci sono, ma mascherate da una gentilezza e da
un rispetto per la dignità umana che a noi è del tutto sconosciuto. Le mamme
hanno con i bambini un rapporto talmente rispettoso, talmente disarmato da
lasciare esterrefatti, anche di fronte al capriccio più assurdo, mai uno
strattone, mai la voce alta, mai un richiamo, mai una lamentela, mai un
rimbrotto, mai! Ho visto un bambino di quattro anni fare le scale correndo e
saltando i gradini a due a due e fermarsi a ogni rampa divertito di aver
seminato il padre e poi, ho visto il padre precipitarsi per le scale senza un
broncio, senza una protesta, inseguendolo e basta, rispettosamente. I bambini camminano liberamente da soli per le strade appena sono
in grado di orientarsi. Certo che, la
base dell’autostima è solida da subito per i piccoli giapponesini.
E anche se ci sarebbe qualcosa da
dire del rapporto che trapela ancora da superiore ad inferiore, che
tendenzialmente gli uomini hanno nei confronti delle donne, in verità questo
scompare tra le giovani generazioni. Sono diversissimi e mi fermo qui, bella la
diversità!